Buongiorno viaggiatori!
Il carnevale è alle porte! Un buonissimo motivo per parlare delle indiscusse protagoniste di queste festività, insieme alle maschere ed ai coriandoli: le chiacchiere.
Questi dolci di facile realizzazione sono diffusissimi in tutta Italia. Ogni regione ha una sua variante ed anche il nome subisce delle modifiche a seconda del luogo: vengono infatti chiamate "cenci" in Toscana, "intrigoni" a Reggio Emilia, "bugie" in Liguria, "galani" in Veneto, e "frappe" nel Lazio.
Di base sono composte di un impasto di farina e uova che, secondo la ricetta, viene fritto e poi spolverato di zucchero. Molte sono le varianti attuali in cui vengono aggiunti liquori dolci, miele o cioccolato.
Essendo molto semplici da fare e con pochi ingredienti, non è un caso scoprire che provengano da una tradizione molto più antica di quanto non si possa credere.
Le chiacchiere nascono come dolce popolare durante le festività romane chiamate Liberalia, ovvero in onore Liber Pater e della consorte Libera. Il 17 marzo, compiuti i 16 anni, i giovani adolescenti divenivano adulti; deponevano la bulla e la toga praetexta (o libera) ed ottenevano invece la toga virilis, ed automaticamente, tutti i diritti e doveri dei romani adulti.
Dopo la cerimonia tenuta privatamente in casa, i festeggiamenti si riversavano ovviamente nelle strade . Le sacerdotesse di Libero, incoronate di edera, distribuivano questi dolcetti fatti di olio e miele: una piccola parte veniva offerta in dono alle divinità, le altre consumate dai festanti.
Con la venuta del Cristianesimo le numerose feste legate alle divinità romane vennero abolite, altre si tramutarono cambiando nome; il loro ricordo resta tuttavia nella tradizione, come quella che il Carnevale ci bisbiglia: una festa dedicata all’allegria ed all’eccesso.
E a voi, quale variante vi piace di più?
S
ee you in Rome!
Alessandra